La guerra è finita

andrea Uncategorized 0 Comments

La guerra è finita
Per sempre è finita
Almeno per me”

6 anni dopo, celebro il traguardo più sognato.
La fine di scritti, orali, prove di laboratorio, atti di tortura, pratiche sadistiche e menate varie.
Ci sono voluti 38 esami universitari, ma la fine è arrivata.
Con una tesi ormai già avviata da mesi, del tunnel ormai non vedo solo l’uscita, ma sento l’aria fresca di ciò che c’è fuori.
E va bene così.

Chiediamo la verità

andrea Uncategorized

Se le troppe morti di giovani italiani degli ultimi mesi possono essere servite a qualcosa (per quanto no, le morti non dovrebbero poter mai servire a niente), è stato puntare la luce su una classe genitoriale dignitosa e dalle spalle larghe – forse troppo nascosta – fatta di persone che senza troppo clamore hanno costellato la propria vita di sacrifici per crescere dei figli, in grado di vivere ed affrontare consapevolmente e a testa alta i problemi del mondo che li circonda, mondo che – probabilmente – speravano di poter lasciare in uno stato migliore di come lo avessero trovato.
Mi fa ancora più male, allora, vedere come la vicenda del caso Regeni venga affrontata, tutto sommato, sottovoce.
Ridateci i Marò ma con l’Egitto, a quanto pare, è meglio andarci cauti.
“Vogliamo la verità” è tutto quello che abbiamo sentito in queste settimane, pure dopo la farsesca (e paurosa) messinscena con i cinque presunti rapitori morti trovati in possesso dei documenti di Regeni.
Il paragone che sento più fare è quello con gli USA, patria auto-conclamata delle libertà individuali: “e se fosse successo ad uno di loro?”.
Il primo pensiero che ho avuto è stato relativo all’omicidio di Meredith Kercher e, in particolare, al trattamento riservato ad Amanda Knox. Nonostante fosse una presunta assassina, i media ed il popolo americano hanno montato un caso senza precedenti, dicendone di ogni sulla giustizia italiana.
E noi, invece, chiediamo la verità. Di fronte ad una madre che, con composta dignità, afferma di conservare le foto del figlio torturato da mostrare come extrema ratio, noi non ci preoccupiamo di richiamare ambasciatori, di fare la voce grossa e di pretendere rispetto per un ragazzo italiano morto torturato.
Chiediamo la verità, sì, finché ce ne verrà data una verosimile che non scontenti nessuno, specialmente chi in Egitto fa girare i miliardi.

Ci sono giorni che

andrea Uncategorized 0 Comments

Ci sono giorni che, anzi, ci sono notti in cui ti rendi conto che, per magia, sono passati quasi cinque mesi dall’ultima volta in cui ti sei loggato su WordPress, e hai pubblicato un nuovo post dalla tua dashboard.

Il viaggio a Milano sembra accaduto ieri, ma WolframAlpha ti informa che sono passate 20 settimane e 3 giorni.
Come passa il tempo quando ci si diverte, forse.

E come ne sono passate di cose, in quei 143 giorni.
3-4 esami, un paio di amicizie, un partito, un fidanzato, un kg di salute, diversi etti di autostima.

Dicono che a volte, per migliorare la propria situazione, bisogna lavorare per sottrazione.
Va bene, se a compierla sei tu. Se, invece, te la ritrovi senza tante spiegazioni beh, grazie al cazzo.

Un motivo per questo ritorno – che lo comprenda o meno – deve esserci.
Che sia per l’avventuroso inizio della tesi, la disintossicazione da WhatsApp e dai danni del messaggio compulsivo e dell’ “Ultimo accesso alle” o un agrodolce consapevolezza che nuovamente sta nascendo, non lo so.
Ma eccomi nuovamente a riscoprire quel piacevole senso di equilibrio che si prova a lasciar scorrere le parole, senza preoccuparsi di quel che sarà.

Città di Carta – recensione

andrea Uncategorized 0 Comments

Non comprendo, o forse sì, le numerose stroncature americane a questo film. Forse sì, invece, perchè il filone young adult, di cui Green attualmente è l’esponente più interessante, non è riconducibile ai più classici teen movie americani.
The Fault in Our Stars ha messo tutti d’accordo per la storia romantica strappalacrime e l’onestà nel raccontarla dall’inizio alla fine. Anche in questo caso ci sono giovani attori credibili (bravissimo Nat Wolff) che interpretano post-adolescenti credibili. La differenza sta nel fatto che è una storia verosimile, senza drammi ma con scottature, e con i piedi per terra.
Un racconto con una morale a suo modo parallela a quella di Inside Out in cui agli americani (che, a differenza degli europei, hanno una tradizione di uso di psicofarmaci contro la depressione più marcata) viene detto – con una semplicità ed una potenza disarmante – che la tristezza nella vita è fondamentale e che cercare di confinarla non crea altro che danni.
Qui, invece, si parla dell’idealizzazione delle persone che amiamo e desideriamo ed in cui prima o poi tutti ci siamo imbattuti.
Nessuna condanna a tutto ciò, solo una sincera presa d’atto sull’ingenuità e la splendida imperfezione di quegli anni.
Con la conferma che poi, alla fine, si può comunque andare avanti.